Libri: come il linguaggio mafioso si adatta ai tempi. Tra scritto, parlato e non detto nel segno della continuità
Data di pubblicazione: 13/12/2017 | 0 Commenti

All’inizio erano le lettere di “scrocco”. Poi arrivarono i “pizzini” di Bernardo Provenzano, quindi i messaggi televisivi, le dichiarazioni di Totò Riina e l’uso dei social. Il linguaggio mafioso è passato attraverso vari codici e varie forme, si è evoluto ma ha sempre svolto una funzione di mantenimento del potere.

L’excursus storico parte dai primi anni del ‘900 e si conclude nel 2017 con le ultime interviste rilasciate dai figli di Provenzano e di Riina e con le frasi postate nei profili social.

Per Giuseppe Paternostro, ricercatore di linguistica dell’Università di Palermo, i cambiamenti sono processi di adattamento comunicativo ai tempi e al “milieu” culturale in cui il mafioso esercita il suo controllo. L’analisi viene sviluppata da Paternostro nel libro “Linguaggio mafioso – scritto, parlato e non detto”, che inaugura la collana I Saggi di Aut Aut Edizioni (pagine 170, euro 15)

La ricerca su gergo mafioso rivela così che il “baccagghiu” ha una funzione aggregante e al tempo stesso esclusivo delle cosche, rimarca la distanza dalla società, tiene aperto un dialogo tra i membri dei clan.

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  • Data di pubblicazione: 11/12/2017
  • Testata: Ansa
  • Autore dell’articolo: Redazione ANSA

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