Le modifiche alla legge 104 introducono controlli severi sui permessi: chi abusa rischia il posto e sanzioni penali.
Quando si parla di legge 104, il riferimento è al quadro normativo che disciplina i diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari. Approvata nel febbraio 1992, la legge garantisce strumenti di tutela e sostegno, con l’obiettivo di favorire l’integrazione sociale, lavorativa e relazionale di chi vive una condizione di fragilità. Tra le misure più note c’è la possibilità di ottenere permessi retribuiti dal lavoro, destinati a chi assiste un parente disabile in situazione di gravità riconosciuta.
Oltre ai permessi, il familiare ha diritto a una precedenza nella scelta della sede di lavoro, così da poter operare più vicino al proprio caro. Questi diritti non sono automatici: servono certificazioni sanitarie aggiornate, una dichiarazione formale al datore di lavoro e il rispetto di tutte le condizioni previste dalla legge. Il beneficio è anche razionabile: il lavoratore può suddividere i giorni nel tempo, adattandoli alle reali esigenze familiari.
Negli ultimi mesi, però, le modifiche introdotte dal Governo hanno acceso l’attenzione sul rischio di abusi. Le nuove disposizioni prevedono conseguenze severe anche per una sola irregolarità, che può essere interpretata come un uso improprio del permesso e avviare una procedura disciplinare fino al licenziamento.
Permessi 104 e uso scorretto: quando si configura l’abuso e cosa prevede la legge
Il permesso retribuito concesso dalla legge 104 è destinato esclusivamente all’assistenza del soggetto disabile. È questo il punto centrale delle nuove disposizioni. Se il lavoratore impiega quel tempo per scopi diversi, anche temporaneamente, può essere accusato di violazione della normativa. Non serve una recidiva: anche un solo episodio, documentato o segnalato, è sufficiente per far scattare un provvedimento disciplinare.
Una sentenza del Tribunale di Bari del 30 aprile 2019 ha chiarito che anche l’assenza momentanea dal ruolo di assistenza — per motivi personali — può rientrare tra i comportamenti sanzionabili. Questo tipo di condotta viene interpretato come lesivo del rapporto di fiducia tra lavoratore e datore. Se accertato, può portare prima a una contestazione formale, poi a un eventuale licenziamento per giusta causa.

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Il lavoratore ha diritto a difendersi: può presentare memorie, documentazione, giustificazioni. Ha anche facoltà di farsi assistere da un legale o da un rappresentante sindacale. In base alla valutazione dell’azienda e alla documentazione raccolta, la procedura può concludersi con una sanzione, una revoca del beneficio o con la chiusura del rapporto lavorativo.
Nei casi più gravi, quando emerge la volontà di ottenere il permesso in modo ingannevole, il rischio non è solo contrattuale. Il dipendente può essere indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato, visto che i permessi sono finanziati come erogazione pubblica. In questo scenario, il datore di lavoro può anche segnalare l’accaduto alle autorità, facendo partire un fascicolo penale.
Cosa cambia con le nuove regole e perché il controllo è diventato più severo
La nuova linea adottata dal legislatore mira a rafforzare la credibilità della legge 104, proteggendo chi ne ha effettivamente diritto. Negli anni, diversi casi di abuso hanno generato sfiducia e polemiche, colpendo indirettamente anche le persone disabili e i familiari che usano correttamente i permessi. Il rischio è che, a causa di pochi comportamenti scorretti, l’intera comunità venga vista con sospetto.
Le modifiche normative vanno quindi lette in un’ottica di trasparenza e rigore. La priorità è evitare che il tempo concesso per assistere un familiare venga trasformato in ore libere per esigenze personali. Anche perché queste ore vengono pagate dallo Stato, e rappresentano una forma di sostegno economico finalizzato a un obiettivo preciso: garantire cura, vicinanza, supporto.
Secondo i nuovi criteri, i datori di lavoro possono monitorare in modo più attivo l’uso dei permessi. Non solo tramite verifiche documentali, ma anche attraverso segnalazioni, testimonianze o incrocio di dati. Ecco perché il rispetto della norma diventa una responsabilità doppia: verso l’azienda e verso il sistema di tutela pubblica.
Chi ha bisogno dei permessi deve quindi prestare massima attenzione alla documentazione, ai tempi di utilizzo e alla tracciabilità degli spostamenti. Il confine tra assistenza reale e abuso percepito può essere sottile, e le conseguenze legali, anche in caso di disattenzione, possono essere molto serie.








