Economia

Opzione Donna non c’è più, ma quali sono le alternative? 4 opzioni da valutare subito

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4 alternative dopo lo stop a Opzione Donna per il 2026 - Autautedizioni.it

Non tutti lo sanno ma ci sono ben 4 alternative da valutare, per la pensione anticipata, dopo lo stop per Opzione donna.

Il 2026 segna un cambio di stagione per il sistema previdenziale italiano. L’assenza di una proroga definitiva per Opzione Donna, la misura che negli ultimi anni aveva rappresentato un canale privilegiato di uscita anticipata per molte lavoratrici, ha costretto a ripensare strategie e tempistiche.

Il quadro che emerge è più complesso, ma anche più ricco di strumenti alternativi: percorsi diversi, con requisiti specifici e logiche di accesso che variano in base alla storia contributiva e alla condizione personale. In questo scenario, quattro opzioni si impongono come le principali vie da valutare subito.

4 opzioni da valutare dopo lo stop per Opzione Donna

La prima è l’APE Sociale, confermata anche per il 2026 e ancora oggi uno dei pilastri della flessibilità previdenziale. Si tratta di un’indennità economica a carico dello Stato, erogata fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia. È destinata a categorie considerate fragili: lavoratori impegnati in mansioni gravose, disoccupati di lungo periodo, caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare con disabilità grave, persone con invalidità civile pari o superiore al 74%.

Per accedervi servono almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contributi, che diventano 36 per chi svolge lavori gravosi. L’importo massimo è di 1.500 euro mensili, non reversibile e non rivalutabile. La domanda va presentata ogni anno all’Inps, allegando la documentazione che attesti l’appartenenza a una delle categorie tutelate. Per chi non può contare su Opzione Donna, l’APE Sociale rappresenta oggi la principale alternativa pubblica per un’uscita anticipata.

Un secondo canale è la pensione contributiva a 64 anni, riservata a chi ha una carriera assicurativa interamente maturata dal 1996 in poi. È una formula che consente di anticipare di tre anni la pensione di vecchiaia, ma richiede paletti stringenti: almeno 20 anni di contributi, calcolo interamente contributivo e un assegno non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale. È una soluzione adatta soprattutto a chi ha avuto carriere regolari nel sistema contributivo puro, come molti professionisti e autonomi iscritti alla gestione separata. La domanda si presenta all’Inps, con la possibilità di simulare l’importo tramite i servizi online dell’ente.

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Opzione Donne ferma: 4 alternative per una pensione anticipata – Autautedizioni.it

La terza opzione è la RITA, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, uno strumento sempre più utilizzato da chi ha aderito alla previdenza complementare. Consente di ottenere un reddito mensile fino a cinque anni prima della pensione di vecchiaia, utilizzando in anticipo la posizione accumulata nel fondo pensione. Nel 2026 possono accedervi i disoccupati di lunga durata a partire dai 57 anni, oppure gli altri lavoratori dai 62 anni, purché abbiano almeno 20 anni di contributi e risultino iscritti a un fondo da almeno cinque anni.  La domanda si presenta direttamente al fondo pensione e non comporta penalizzazioni sulla futura pensione pubblica. È una soluzione ideale per chi vive interruzioni lavorative in età matura o sceglie dimissioni volontarie.

Infine, c’è l’isopensione, una misura pensata per lavoratori di aziende con più di quindici dipendenti che attivano piani di esodo incentivato. Permette di lasciare il lavoro fino a sette anni prima dei requisiti ordinari, a patto che vi sia un accordo tra azienda, lavoratore e sindacati. L’impresa si impegna a versare una prestazione pari alla futura pensione e i contributi figurativi fino al raggiungimento dell’età pensionabile. È una soluzione strategica soprattutto nei contesti di riorganizzazione aziendale.

Con la fine di Opzione Donna, il panorama previdenziale cambia ma non si svuota: le alternative esistono, richiedono attenzione e valutazioni personalizzate, ma possono offrire percorsi concreti per chi cerca una via d’uscita anticipata dal lavoro.

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