Chi acquista un immobile ristrutturato potrebbe avere diritto a un’agevolazione poco conosciuta che cambia i conti finali.
Comprare una casa ristrutturata è spesso visto come una scelta pratica, che evita lavori, stress e tempi lunghi. Quello che molti ignorano, però, è che dietro questa tipologia di acquisto si nasconde un vantaggio fiscale importante, capace di alleggerire in modo significativo la spesa complessiva. Un beneficio che non richiede interventi successivi né pratiche complesse, ma che nasce direttamente dal rogito notarile. Proprio perché poco pubblicizzato, questo bonus passa spesso inosservato, lasciando sul tavolo migliaia di euro di possibile risparmio.
Il bonus che nasce con il rogito e riduce il costo della casa
La normativa confermata per il 2026 prevede una detrazione fiscale specifica per chi acquista un’abitazione già ristrutturata da un’impresa. Si tratta di un’agevolazione pensata per incentivare il recupero degli edifici esistenti e sostenere il mercato immobiliare, premiando chi sceglie immobili oggetto di interventi strutturali importanti. La particolarità di questo bonus è che matura a partire dal rogito e non richiede che l’acquirente abbia sostenuto direttamente le spese di ristrutturazione.
Affinché il beneficio sia valido, i lavori devono essere stati eseguiti da un’impresa di costruzione, ristrutturazione o da una cooperativa edilizia e devono aver interessato l’intero fabbricato, non la singola unità. L’acquisto deve avvenire entro diciotto mesi dalla conclusione dei lavori, un dettaglio temporale fondamentale per non perdere il diritto alla detrazione. È possibile accedere all’agevolazione anche se il rogito viene firmato prima della fine degli interventi, ma solo nell’anno in cui i lavori risultano conclusi.

Il bonus che nasce con il rogito e riduce il costo della casa – autautedizioni.it
Il vantaggio fiscale non spetta solo a chi acquista la piena proprietà. Rientrano nel beneficio anche l’acquisto della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso o del diritto di abitazione. In caso di più acquirenti, la detrazione si divide in modo proporzionale tra i soggetti interessati. Un’attenzione particolare si riserva agli immobili che hanno subito ampliamenti: la parte nuova non rientra nel bonus e il valore della ristrutturazione deve essere separato da quello della nuova costruzione.
Il calcolo della detrazione segue una logica diversa rispetto a chi ristruttura direttamente casa propria. In questo caso non si fa riferimento ai costi effettivi dei lavori, ma a una base forfettaria pari al 25 per cento del prezzo di vendita dell’immobile, comprensivo di IVA. Su questo importo si applicano le percentuali previste dal Bonus Casa 2026, con un tetto massimo di 96.000 euro per unità immobiliare. Il recupero avviene in dieci rate annuali di pari importo, inserite nella dichiarazione dei redditi.
In termini concreti, questo significa che una parte del prezzo pagato per la casa torna indietro sotto forma di detrazione fiscale. Riducendo il costo reale dell’acquisto nel tempo. Un’opportunità che pochi conoscono, ma che può fare una grande differenza per chi compra una casa ristrutturata con attenzione e consapevolezza.








