Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Un nuovo test psicologico analizza il legame tra lasagna, pasta al pesto e risotto allo zafferano e i tratti della nostra personalità.
In un mondo dove la psicologia cerca sempre nuovi modi per interpretare chi siamo, sta emergendo un approccio curioso che unisce la scienza del carattere alla nostra intramontabile tradizione culinaria. Non è un segreto che il cibo sia un linguaggio emotivo, ma oggi un nuovo test suggerisce che la scelta del nostro primo piatto preferito possa essere uno specchio fedele dei nostri tratti di personalità più profondi.
Dimmi cosa mangi: il test che svela chi sei tra lasagna, pesto e zafferano
Il presupposto è affascinante: ciò che mettiamo nel piatto non nutre solo il corpo, ma riflette il nostro modo di vivere le relazioni, il lavoro e i ricordi. Scegliere tra tre icone della cucina italiana rivela sfumature caratteriali sorprendenti che spesso fatichiamo a esprimere a parole.
Chi non sa resistere alla lasagna è solitamente un “goloso dell’anima”. Questo piatto, fatto di strati, profumi e calore, è il preferito di chi ha una personalità romantica e legata alle radici. Per queste persone, il cibo è un’esperienza sensoriale completa che richiama l’infanzia e le grandi tavolate familiari. Chi sceglie la lasagna vede la vita come un momento di condivisione e cerca la gioia collettiva, mettendo l’affetto e la nostalgia al centro del proprio mondo.

Test del primo piatto – Autautedizioni.it-2
La pasta al pesto, invece, è la scelta di chi predilige la praticità unita alla freschezza. Chi ama il verde brillante del basilico ha spesso un approccio alla vita più dinamico e meno complicato. La passione per il buon cibo c’è, ma viene vissuta in modo più funzionale e distaccato: sono individui che cercano soluzioni rapide, nutrienti e di qualità, senza perdersi in eccessivi slanci emotivi. Per loro, il cibo è un piacere importante, ma non deve diventare un pensiero fisso che rallenta la giornata.
Infine, il risotto allo zafferano è il simbolo di chi ricerca l’eccellenza e la precisione. Cucinare un risotto perfetto richiede pazienza, attenzione ai dettagli e una selezione rigorosa degli ingredienti. Chi lo preferisce ha spesso una personalità attenta alla qualità e al benessere, quasi metodica. È il piatto di chi vede nel cibo uno strumento di cura di sé, preferendo la ricercatezza e la stagionalità alla quantità, riflettendo un carattere che non lascia nulla al caso.
Questa connessione tra gusto e psiche non è solo un gioco. La psicologia moderna utilizza da tempo strumenti complessi come il Big Five Questionnaire o i famosi test proiettivi (come le macchie di Rorschach) per analizzare come interpretiamo gli stimoli esterni. Anche se un test culinario ha un tono più leggero, si inserisce nel filone della psicologia umanistica di Carl Rogers, che invita a conoscersi attraverso l’accettazione dei propri bisogni e delle proprie inclinazioni naturali.
In fondo, la nostra storia è intrecciata a ciò che mangiamo. Dalla scelta consapevole di un ingrediente alla predilezione per un sapore d’infanzia, la cucina resta il nostro primo strumento di comunicazione. Conoscere se stessi attraverso un piatto di lasagna o un risotto dorato ci ricorda che, anche nella scienza, un pizzico di tradizione italiana può rendere l’analisi della personalità decisamente più saporita.








