Un’inchiesta delicata e sempre più intricata quella che riguarda la strage avvenuta nella località turistica di Crans-Montana, in cui la tempestività e la gestione delle prove video da parte delle autorità sono ora al centro di un acceso dibattito pubblico e giudiziario. Le ultime novità rivelano che la polizia svizzera ha acquisito con ritardo i filmati delle telecamere di sorveglianza, e che molti di questi, fondamentali per ricostruire la dinamica della tragedia, risultano cancellati o irreperibili.
Secondo quanto emerso, le registrazioni provenienti dalle telecamere poste all’esterno del locale teatro della strage e all’interno del bar sono state acquisite solo dopo diversi giorni dal fatto. Questo ritardo ha comportato la perdita di filmati fondamentali, dal momento che molti video erano stati automaticamente cancellati dal sistema di archiviazione digitale. Le immagini mancanti avrebbero potuto offrire elementi chiave per identificare movimenti sospetti e individuare con maggiore precisione i responsabili.
Le autorità locali hanno confermato che la cancellazione automatica dei video è avvenuta a causa di un protocollo standard di conservazione delle registrazioni, che prevede la sovrascrittura dopo un certo periodo se non viene effettuato un backup o un salvataggio preventivo. Tale circostanza ha sollevato dubbi sull’efficacia dei protocolli di sicurezza adottati nei locali pubblici di Crans-Montana, soprattutto in un contesto di alta affluenza turistica.
Implicazioni sull’indagine e reazioni pubbliche
L’assenza di questi video ha complicato significativamente le attività investigative, rallentando la ricostruzione esatta degli eventi e limitando il lavoro degli inquirenti nella ricerca di prove visive decisive. Gli esperti legali sottolineano come la tempestività nella raccolta delle prove digitali sia cruciale in casi di violenza e terrorismo, e segnalano come questo episodio possa rappresentare un campanello d’allarme per la gestione delle prove digitali in tutta la Svizzera.
La popolazione locale e le famiglie delle vittime stanno manifestando crescente preoccupazione e frustrazione per la mancanza di chiarezza e per la possibile compromissione di elementi fondamentali per la verità. Diverse associazioni per i diritti delle vittime hanno chiesto maggiore trasparenza e un’indagine approfondita sull’operato degli organi di sicurezza e sulle procedure adottate.
Gli investigatori stanno ora cercando di recuperare ulteriori fonti di prova, tra cui testimonianze o filmati amatoriali girati da presenti nella zona, per tentare di ricostruire le fasi della strage in assenza delle immagini ufficiali. Nel frattempo, il caso continua a tenere alta l’attenzione mediatica nazionale e internazionale, alimentando discussioni sulla necessità di aggiornare e migliorare le normative relative alla gestione delle prove video nei casi di emergenze di sicurezza pubblica.








