Un recente studio, ha acceso un dibattito sull’associazione tra il colore dell’automobile e l’intelligenza dei conducenti.
Questa ricerca, che ha esaminato migliaia di dati raccolti e ha messo in luce correlazioni che hanno stupito e diviso l’opinione pubblica, aprendo una riflessione più ampia sulla psicologia del colore e le sue implicazioni sociali.
Lo studio si è concentrato su un originale binomio: la scelta cromatica dell’automobile e il livello di intelligenza dei proprietari, misurato attraverso il QI (quoziente intellettivo). Secondo i risultati, coloro che possiedono veicoli di colore grigio, giallo o marrone tenderebbero a registrare un QI inferiore alla media nazionale.
La spiegazione proposta dagli studiosi si basa sulle caratteristiche psicologiche attribuite a queste tinte. Il grigio è visto come un colore neutro e discreto, spesso preferito da chi desidera non attirare l’attenzione, manifestando una certa riservatezza e, secondo lo studio, una personalità meno incline all’originalità. Il giallo, al contrario, viene associato a superficialità cognitiva e decisioni impulsive. Infine, il marrone sarebbe indicativo di una mentalità tradizionalista, poco aperta ai cambiamenti, un tratto che lo studio collega a un’intelligenza meno spiccata.
Questi risultati sono stati accolti con scetticismo e critiche, soprattutto per i rischi di generalizzazione e stereotipizzazione, ma non mancano incidenti di conferma che stimolano ulteriori investigazioni.
Tra psicologia del colore, moda e scelte pratiche
Nonostante le conclusioni provocatorie, gli esperti sottolineano che la scelta del colore dell’auto è influenzata da molteplici fattori che vanno ben oltre la personalità o il QI del conducente. Motivazioni pratiche come la facilità di mantenimento, la capacità di nascondere sporco e graffi, o la disponibilità di colori su determinati modelli, giocano un ruolo fondamentale nelle decisioni d’acquisto.
Inoltre, le tendenze di moda e le preferenze estetiche personali hanno cambiato il panorama cromatico delle automobili nelle ultime stagioni: la crescente diffusione di tonalità vivaci e metallizzate sulle strade europee indica che l’omologazione cromatica non è una regola fissa. Lo studio si inserisce in un campo di ricerca più ampio, quello della psicologia del colore, che tenta da decenni di decifrare i legami tra emozioni, personalità e scelte cromatiche, offrendo spunti per comprendere come piccoli dettagli possano riflettere aspetti più profondi del nostro modo di essere.

Implicazioni culturali e sociali dello studio di Groninga(www.autautedizioni.it)
L’analisi condotta dall’Università di Groninga, che conta oggi circa 31.000 studenti e un corpo docente di oltre 6.000 unità, è stata diffusa in un momento storico in cui i dati comportamentali e psicologici vengono sempre più integrati nelle strategie di marketing e design. Il rapporto tra colore e intelligenza suscita interrogativi sull’uso di criteri psicologici per profilare consumatori e sulle possibili conseguenze sociali di tali stereotipi.
Sebbene non esistano ancora conferme definitive per stabilire una relazione causale, questa ricerca invita a riflettere sull’importanza di considerare il colore come un elemento comunicativo carico di significati simbolici, che può influenzare la percezione altrui e persino l’autostima del proprietario.








